
CON IL MAESTRO DUNOV SUL MONTE DI MOUSSALLAH
INCONTRI, STORIE, EVENTI
CONCERTO — RECITAL 30.09.2006
Contenuto
- Galleria
- Parte 1
- CON IL TRENO A VAPORE — SAMOVAR, IN MONTAGNA
- SALITA SUL MONTE DI MOUSSALLAH CON LANTERNE ACCESE
- LA LUCE CHE MOSTRAVA IL SENTIERO VERSO IL MONTE DI MOUSSALLAH
- LA PANEURITMIA NEL MONDO INVISIBILE. LA PANEURITMIA NEL CIELO SOPRA IL MONTE DI MOUSSALLAH
- COME LA DANZA SARÀ INVIATA DAL CIELO SULLA TERRA.
- LA PANEURITMIA MIGLIORE
- A CHE COSA SERVIRA LA PANEURITMIA DELLA LEVATA DEL SOLE?
- Parte II
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Ricordi da «La Levata del Sole»
Musica del Maestro Dunov – Beinsa Duno
Arrangiamento: Anna Karalasheva
Con la partecipazione di:
Maria Ivanova— soprano
Anna Karalasheva — pianoforte
Presentatore: Peter Vangelov
Nel salone del Comune di Izgrev
Via Chehov n. 16-A
I parte:
LA PANEURITMIA SOPRA IL CIELO DEL MONTE DI MOUSSALLAH
I parte:
LA PANEURITMIA SOPRA IL CIELO DEL MONTE DI MOUSSALLAH
Parte II:
IL TEMPO QUANDO ERA NATA LA PANEURITMIA
Parte II:
IL TEMPO QUANDO ERA NATA LA PANEURITMIA
Galleria
Parte 1
CON IL TRENO A VAPORE — SAMOVAR, IN MONTAGNA
Racconta Maria Todorova
Nei primi anni noi uscivamo in escursioni sul monte di Moussallah. Il gruppo si riuniva a Sofia, locavamo dei camion che ci trasportavano fino al resort di Chamkoriya, oggi Borovetz.
Nel 1922 abbiamo intrapreso un escursione fino a Moussallah: eravamo un gruppo molto grande e la nostra strada passava attraverso Chamkoriya.
Il nostro gruppo era vario, per causa della sua composizione varia. Giovani, vecchi camminavano nella colonna uno dopo l’altro. A quell’epoca il turismo collettivo non era conosciuto e per i villeggianti in Chamkoriya questo era uno spettacolo troppo interessante nella montagna. Passavamo vicino alle loro ville e loro uscivano in vestaglie, e domandavano: «Chi possono essere questi mendicanti e selvaggi?» Loro non solo ci deridevano ma ci prendevano evidentemente in giro — per loro quello era un fenomeno ignoto, una cosa del tutto strana. E bizzarra. E se si aggiunge che i fratelli avevano fatto a mano dei samovar che si portavano come zaino sul dorso … E il samovar bolle, si innalza vapore, e in alto si sente «piu-u-u!». Il soffio si otteneva dal vapore che usciva dall’orifizio stretto del samovar e assomiglia ad una locomotiva che si muove su due idei. Quando si sente il soffio il fratello che porta il samovar si ferma e grida: «Chi vuole acqua calda?» Qualcuno si avvicina, tende la gavetta, il fratello gli torna il dorso e colui gira il rubinetto e dall’orifizio comincia a correre acqua bollente. I samovar si alimentavano di carbone che accendevano.
Allora, per gli aristocratici a Chamkoriya tutto quanto era cosi strano e ridicolo! Cammina un gruppo — in colonna uno dopo l’altro, ed ogni 20—30 metri i samovar soffiano e producono vapore. Ci guardano e credono che siamo impazziti, alzavano le mani, giravano i polsi a sinistra e a destra e ci gridavano che fossimo un po’ di «tra-la-la».
Quello era per la gente a Chamkoriya. E per gli abitanti di Sofia tutto ciò era ancora più divertente. Loro si smascellavano dalle risa. E alcuni superavano la loro paura e venivano vedere cosa era questa maestria e invenzione. Lo guardavano, schioccavano la lingua e rispondevano picche: «È una cosa intelligente, è una cosa pratica ma è molto ridicola perché una simile cosa non esiste in nessun luogo nel mondo — metterla sul dorso e recarsi verso la montagna.» Ecco perché ci ridevano. Sono passati anni e hanno incominciato ad abituarsi a vederci con quei samovar bollenti sui dorsi. Poi domandavano: «Dove sono le vostre locomotive a vapore?» Io sono giunto all’età di vedere come una madre spiega così a sua figlia: «Vedi quell’uomo che porta qualcosa sul dorso, che produce vapore e soffia? Quell’uomo è la locomotiva a vapore del treno. Lui cammina e gli altri lo seguono. Gli altri sono delle carrozze.» E la bambina domanda: «Mamma, ma come la locomotiva tira questa gente, quando loro non sono legati uno all’altro?» E la madre non sapeva cosa rispondere. Mi sono rivolto e ho detto: «Bambina, noi siamo legati da corde invisibili che sono magiche.» La risposta ha soddisfatto la bambina ma la madre mi ha gettato uno sguardo orribile.
Più tardi la, nel centro di Chamkoriya, i camion scaricavano il nostro bagaglio e dopo un breve riposo ci recavamo verso il monte di Moussallah.
Le fotografie sulle quali si vedono i camion che trasportavano i gruppi da Sofia a Chamkoriya, risalgono al 1927 e si trovano su questo cartone sotto di me.
SALITA SUL MONTE DI MOUSSALLAH CON LANTERNE ACCESE
Racconta Maria Todorova
Nei primi anni noi uscivamo in escursioni sul monte di Moussallah. Il gruppo si riuniva a Sofia, locavamo dei camion che ci trasportavano fino alla villeggiatura di Chamkoriya, oggi chiamato Borovetz. Riposavamo parecchie volte. Nella meta della strada si raddrizzava una grande roccia — era la dove facevamo il nostro riposo obbligatorio con il Maestro. Qualche volta il nostro bagaglio era caricato su cavalli che locavamo per servizio insieme ai loro proprietari di città di Samokov. In alto, sul monte di Moussallah, ci aspettava la vecchia villetta di legno. Il Maetsro si sistemava di solito nell’interno, così come obbligatoriamente anche le sorelle. I fratelli accendevano dei fuochi e vi dormivano attorno. A quell’epoca non avevamo tende, portavamo tele militari rimaste dagli anni della guerra. Restavamo intorno ai fuochi con canzoni e con te, fino alle ore tardive della sera. Poi andavamo a dormire. Dovevamo alzarzi verso le tre della notte per recarsi verso il monte di Moussallah.
Ad un segnale dato, ci siamo alzati, ci siamo vestiti, alcune lanterne erano accesse e la colonna è partita in silenzio. Un fratello camminava a capo della colonna con lanterna accesa in mano, e un altro fratello anche lui portava una lanterna alla fine della colonna. Così pian piano ascendevamo al monte di Moussallah. Faceva ancora buio. Abbiamo fatto una preghiera comune. Gradualmente, il cielo incominciava a chiarirsi all’est. Era un’ esperienza straordinaria. Si aspettava bel tempo e cielo sereno. Ciò al monte di Moussallah capitava raramente e se capitasse era un miracolo inudito. Aspettavamo La Levata del sole. Dalla fine dello spazio e del mondo è apparso il primo raggio. Abbiamo cantato canzoni del Maestro. Quindi il Maestro ha detto alcune Parole. Abbiamo aspettato che il disco del Sole esca un palmo sopra l’orizzonte. C’era del vento e ci siamo recati al riparo. Abbiamo bevuto del te caldo che portavamo nei nostri thermos. Alcuni si sono recati all’osservatorio del monte di Moussallah. Verso le ore dieci siamo usciti al primo lago chiamato «L’OCCHIO». Abbiamo fatto una sosta, abbiamo fatto una colazione, e poi il pomeriggio ci siamo ritornati nella villetta «Moussallah».
La in alto ci aspettava un fratello. Il suo nome era Metodi Shivachev. Lui era designato dal Maestro a sorvegliare il bagaglio e a mantenere il fuoco. Lui si è avvicinato al Maestro e Gli ha detto:
— «Ho ben sorvegliato il bagaglio e ho mantenuto costantemente il fuoco.
Il Maestro gli ha fatto un segno con la testa e gli ha sorriso.
— Abbiamo passato un bel tempo. E adesso riposati dalla tua guardia perchè domani mattina andrai al monte da solo. Sei venuto appunto per ascendere al monte di Moussallah e per aspettarvi La Levata del Sole, è vero?
Il fratello alza le spalle e dice sotto voce:
— Be, se devo ascendere AL MONTE, lo faro ma a che ore devo partire?
— Alle tre — le ore nelle quali siamo partiti noi, perché sarai la in alto, da solo, al La Levata del Sole. — E il Maestro insiste e accentua sulla parola «solo». E il fratello Metodi aspettava a partire al La Levata del giorno !
LA LUCE CHE MOSTRAVA IL SENTIERO VERSO IL MONTE DI MOUSSALLAH
Racconta Maria Todorova
E il Maestro insiste e accentua sulla parola «solo». E il fratello Metodi aspettava a partire al La Levata del giorno ! Prevedeva di prendere con se alcuni amici per fargli compagnia. Ma adesso, il compito da eseguire, è un compito da eseguire. Era lasciato la, da solo, per sorvegliare il bagaglio, e adesso doveva ascendere da solo al monte di Moussallah. Questa era la sue sorte — andare da solo AL MONTE di Moussallah.
Durante la notte lui sente che qualcuno lo svegli. Guarda attorno a se — non c’è nessuno. Guarda il suo orologio — sono già le due ore e qualche minuti. Si veste nel buio. Infatti, non ha che cosa da vestire — lui aveva dormito committente’ era, tutto vestito. Decide di prendere una lanterna, ma non sa dove l’avevano messa. E adeso fa notte, dove cercarla — tutti dormono. Allora decide di partire senza lanterna, perché vi aveva un sentiero — lui lo doveva solo seguire per arrivare la in alto. Decide così e non sa di nuovo perché, e quindi parte. Pian piano si abitua al buio. Trova il sentiero. E quando mette il suo piede sul sentiero, improvvisamente appare un fascio di luce. Sì, un fascio di luce, come se qualcuno cammini davanti a lui e sopra di lui e con la luce di un fanalino da tasca illumina la strada a distanza uno o due metri davanti a lui. Guarda in dietro, guarda in avanti — non c’è nessuno. Guarda in alto sopra la sua testa — non vede nulla, non c’è nessuno. Ma la luce viene da una distanza di due metri sopra di lui e di un palmo sopra la sua testa, diretta obliquamente come una fascia in basso, uno o due metri davanti a lui e illumina la sua strada. Lui supera la sua paura e la sorpresa. Perché lui aveva altre esperienze con il Maestro che oltrepassano l’ordinario e s’avvicinano ai miracoli incomprensibili per la ragione umana, lui comprende che questa era un’opera del Maestro. Lo ringrazia nei suoi pensieri e si mette a camminare sempre più sicuro e senza indugio. Dove occorre la luce smette di muoversi il che significa che lui deve fare la sosta. Quando la luce ricomincia a camminare, si rimette anche lui a camminare. Rivive nei suoi pensieri quegli eventi della Bibbia, quando lo Spirito del Signore nella forma di una sfera di fuoco la notte, e di una colonna di fuoco il giorno, conduceva le ebre attraverso il deserto. Adesso lui rivive la stessa cosa. E così, pensando di quegli anni ebraici storici e della colonna di fuoco che conduceva gli ebrei, lui giunge ai piedi del monte. Due o tre ore dopo de lui arriva in alto, sul monte di Moussallah. La fascia della luce lo conduce e si ferma in un luogo strettamente determinato. Metodi si ferma sul luogo determinato per lui. La luce che l’aveva condotto, d’imprevisto si spegne. Regna un silenzio profondo.
LA PANEURITMIA NEL MONDO INVISIBILE. LA PANEURITMIA NEL CIELO SOPRA IL MONTE DI MOUSSALLAH
Racconta Maria Todorova
Metodi si trova sul monte di Moussallah. Non c’è nessuno intorno a lui! È assolutamente solo! Lui guarda intorno a se e non vede niente! La luce che la conduceva si è spenta. Regna un silenzio cosmico!
E il buio! Improvvisamente, sente canzoni e musica che vengono dall’alto nel cielo sopra la sua testa! A lui piace molto cantare e suonare, anzi quando era giovane partecipava ad un coro ecclesiastico e sa molto bene cosa significa canzone ecclesiastica e interpretazione di coro. Ma sente anche la musica! Metodi alza la sua testa a 60° verso il cielo per seguire e vedere da dove vengono queste canzoni e questa musica. Alza la testa e quello che vede è: la in alto nel cielo, sotto la forma di una grande ellissi si vede una luce. Lui fissa questa ellissi luminosa. La guarda attentamente e vede come, nella luce, in vestiti bianchi e come figure umane, danzano esseri sistemati in coppie e in cerchio. Danzano, fanno certi movimenti con le mani e con le gambe e si muovono in cerchio, accompagnati da una musica e da canzoni straordinarie. E sopra di loro e intorno a loro si vede una luce divina! Si sentono le canzoni e la musica. Essa accompagna tutti i movimenti delle coppie in luce che danzano nel cerchio. Gli esseri danzano in cerchio. Le figure delle coppie emanano una luce bianca da non compararla a nulla. È una luce viva, che vibra e si muove in cerchio. Tutto si muove in cerchio — l’ellissi, la luce la dentro, le figure luminose, e le canzoni e la musica accompagnano tutto. Metodi Shivachev rimane sorpreso e stupito e solo le contempla. Passano minuti, quasi un’ora. Ad un momento il cerchio di luce diventa più brillante. Quando la danza è finita, gli esseri luminosi si raccolgono, si salutano, si raggruppano nel centro e quindi come una sfera di fuoco si allontanano nello spazio. La luce in alto sopra la sua testa sparisce. Si instaura di nuovo il buio. I suoni delle canzoni e della musica proseguono a suonare nei suoi orecchi. Un istante poco dopo albeggia. Metodi osserva La Levata grandiosa del Sole. Appare il primo raggio. La musica e le canzoni continuano a suonare nei suoi orecchi. Come se le canzoni e la musica celeste di poco tempo fa e il cerchio luminoso dell’ellissi hanno passato nei raggi del Sole. Sente come anche i raggi del disco levante del Sole giocano la loro danza. E vede come ogni raggio solare che viene dallo spazio intorno a lui, rappresenta non un raggio bensì un essere luminoso che si avvicina danzando, con i movimenti, la musica e la canzone. È quello che continua a vedere e a sentire Metodi, e lo contempla finche appaia l’intero disco del Sole. Allora i raggi smettono di danzare e di cantare, la musica s’interrompe gradualmente e si perde nello spazio…
COME LA DANZA SARÀ INVIATA DAL CIELO SULLA TERRA.
Racconta Maria Todorova
Metodi ha molte volte contemplato il Sole sul monte di Moussallah ma una simile cosa gli capita per la prima volta! Lui sa che questa esperienza non è solo un’esperienza semplice ma è una dedica a tempi ed eventi che devono venire e capitare. Lui sa che questa apparizione sotto la forma di ellissi non è un’apparizione semplice ma è una cosa del tutto reale. La Levata del Sole per lui non è un’apparizione ma una vera realtà. E lui sa che deve essere testimonio a tutto che ha visto e sentito per testimoniarne col passar del tempo. Lui sa che il Maestro l’ha preparato appositamente per lui. Ma perché per lui? Ci sono fratelli e sorelle molto più degne da lui.
Metodi Shivachev sta la, in alto un certo tempo davanti al Sole. Poi si reca all’osservatorio, vi entra e la non c’è nessuno. Entra dentro nella piccola stanza. Su una piccola mensola vi è una teiera, dalla quale esce vapore, un gotto, un po’ di formaggio, di burro e di pane. Guarda intorno a se. Non c’è nessuno. Probabilmente il guardiano dorme ancora. Capisce che questa piccola colazione e per lui — dopo di tutto che gli è capitato fino a quel momento. Lui beve il te, riscalda il corpo, mangia un po’ di tutto e parte. Scende pian piano in giù e verso il pomeriggio arriva nel bivacco della villetta. Noi ci siamo appena ritornati da una delle escursioni regolari che facevamo nei dintorni insieme al Maestro.
Metodi Shivachev s’avvicina al Maestro e Gli bacia la mano. Metodi è silenzioso e perplesso. E nel contempo gioioso e chiuso in se. Il Maestro gli getta uno sguardo e chiede:
— Beh, Metodi, cosa hai visto la in alto ?
Metodi incomincia a raccontare, e noi ascoltiamo. Racconta tutto in dettagli. Terminata la storia della danza illuminante di quel circolo la, nel cielo sopra il monte di Moussallah, dove gli angeli celesti cantavano e danzavano, il Maestro si alza in piedi, alza la Sua mano destra per salutare e dice più solennemente :
— Tutto quello che hai visto la in alto, nel cielo del monte di Moussallah, noi lo porteremo qui in basso, sulla Terra. Lo porteremo perché sia «tanto la, in alto nelle Cieli quanto qui in basso nella Terra ». Perché il Regno Celeste che è nei Cieli si instauri nel Regno Celeste qui in basso, sulla Terra, tra i figli umani.
Noi l’abbiamo ritenuto a mente. Qualcuno l’ha iscritto. E soprattutto era Metodi Shivachev che lo ha ritenuto a mente.
LA PANEURITMIA MIGLIORE
Racconta Maria Todorova
Quando viene data la Paneuritmia è successo che è venuto anche Metodi Shivachev di Nova Zagora, che era insegnante lì. Si è avvicinato al Maestro, e gli ha baciato la mano. Il Maestro gli aveva ordinato di venire da lui quando è iniziata a essere giocata la Paneuritmia. Egli è venuto dal Maestro e il Maestro lo ha invitato a sedersi in panchina vicino al pilastro alla luce, dove al Maestro piaceva sedersi. Metodi osservava. Finalmente, dopo la fine della Paneuritmia, insieme con il Maestro ci siamo avvicinati a lui. Il Maestro si è rivolto a lui, e gli ha chiesto:
— Beh, Metodi, che cosa dirai? E ora e qui, sul prato, è la stessa Paneuritmia che hai visto là su, a Moussallah in cielo?
Metodi ha guardato gli amici che sono gioiosi e felici, con i volti luminosi, ha guardato anche il Maestro in piedi accanto a lui e gli ha detto:
— Quello che ho visto su, al cielo di Moussallah, e quello che ho visto qui sul prato, non è una stessa cosa. Questo su, a Moussallah, era una perfezione di musica, movimento e armonia, ma qui è un’altra cosa.
Il Maestro lo guarda, ma già sul serio:
— Sì, la Paneuritmia vera non è ancora scesa. La Paneuritmia vera è là su, nel mondo invisibile. Essa non può essere fatta scendere in quella purezza di forma — movimento e musica, sulla Terra. Se viene fatta scendere, come sopra, al Cielo e viene ballata alla Terra, la Terra sarà distrutta. Essa sarà fatta scendere in un’epoca successiva. La Paneuritmia è armonia dell’anima umana e dello spirito umano, in comunione con Dio. Fino ad ora, l’anima umana e lo spirito umano può fare la comunione con Dio in armonia completa solo là su, nel mondo invisibile, il mondo della saggezza, doVè l’Illuminazione vera e la Luce degli uomini.
Ora, cosa ne pensate? La Paneuritmia della levata del sole è quella migliore o quella, sopra il cielo del Monte di Moussallah?
A CHE COSA SERVIRA LA PANEURITMIA DELLA LEVATA DEL SOLE?
Racconta Maria Todorova
Siamo seduti attorno al Maestro e cerchiamo di riflettere sulle sue parole, che la Paneuritmia vera è là su, nel mondo che non si vede.
— Beh, questa Paneuritmia, Maestro, che cosa sarebbe qui? — disse una sorella.
— Questa Paneuritmia qui è scesa per l’anima bulgara e per lo spirito bulgaro. Essa deve essere fatta scendere da là su, di passare attraverso l’individualità bulgara di passare attraverso la personalità bulgara, di passare attraverso il canto popolare bulgaro, attraverso i passi del horo bulgaro, di coniugare l’armonia tra melodia, ritmo e movimento. In quanto l’anima bulgara e lo spirito bulgaro sono determinati per combinare questa melodia, ritmo e movimento di fare giù, sulla Terra, la comunione con Dio e il Grande Maestro! Per poter arrivare alla parola del Grande Maestro, gli altri popoli devono partire dalla terra bulgara, dalla lettura e scrittura bulgara per passare attraverso la Paneuritmiata. Allora incontreranno la Parola del Grande Maestro. Un’altra via per l’umanità non c’è. La Bulgaria ne è destinata. La Paneuritmia bulgara ne è definita. Si parte da essa! L’umanità deve arrivare ad essa e partire da essa! Si parte da qui — altra via per il risveglio della coscienza umana attraverso l’Amore Cosmico non c’è1.
Ascoltiamo, ci guardiamo storditi e ci chiediamo l’uno l’altro con lo sguardo: «Siamo noi quelli a cui è data questa Paneuritmia della Terra per l’Umanità Nuova?» Si, risulta che siamo noi — tutti coloro che erano attorno al Maestro. Abbiamo meritato con la nostra vita questo privilegio davanti al resto dell’umanità — ciò che è stato oggi è quello che doveva venire domani.
Vedere anche: L’AMORE UNIVERSALE. Discorso del Maestro Beinsa Douno (Peter Deunov] il 19 agosto 1919, mercoledì, nella città di Tarnovo, in occasione dell’incontro con gli studenti della Fratellanza Bianca. (Nota Marina François]
INTERVALLO
Parte II
UN LAVORO SPIRITUALE
Racconta Boris Nikolov
Dopo l’anno turbolento 1923, pieno di alti e bassi politici e omicidi è venuto il 1924. Il paese è turbato, diviso. I comunisti ritengono allora che sia il momento migliore per riprendere in rivolta, utilizzando il rancore dei parenti e amici dei comunisti e agrari uccisi. Nel 1925 il capo del governo è Alexandar Tsankov, nel paese è stata introdotta la dittatura che cresce soprattutto dopo l’attentato nella chiesa «Sveta Nedelya» («Santa Domenica») il 16 aprile 1925, nel quale sono morte 101 persone. Durante l’ estate gli eventi più violenti sono imminenti.
Allora il Maestro ha ordinato al suo fratello Boev di andare da Nacho Petrov e di procurare cibo per sette persone e di andare poi al Monte di Moussallah. Gli ha detto: „Dobbiamo fare un lavoro spirituale importante „.
Il fratello Nacho acquista il cibo, riempie gli zaini e salgono nell’auto di Lazar Kotev e vanno a Chamkoriya. Ma quando vanno alla macchina, vedono che ci sono altri sette candidati che si mettono nella seconda auto. Quando arrivano a Chamkoriya, improvvisamente, sorge una dozzina di persone venute con un altro trasporto. Il fratello Nacho, che ha preso cibo solo per sette persone, ora deve nutrire trenta persone. Coloro che sono venuti dopo, volevano vedere quale lavoro spirituale avrà da fare a Moussallah il Maestro. Curiosità umana.
Il più curioso è stato Nacho Petrov. Si è deciso di non dormire, ma di osservare il Maestro durante la notte, per vedere che cosa avrebbe fatto. Gli altri si sono addormentati e il fratello Nacho si è messo a sonnolare e di tanto in tanto la sonnolenza lo ha lasciava, e poi ha fissato il Maestro. E ogni volta lo vedeva sveglio, sedendosi e pregando sussurrando: «Signore, Signore, Signore!»
Il giorno dopo sono saliti sul monte di Moussallah. Ad ogni fermata il Maetro sussurrava le stesse parole.
Hanno trascorso qualche giorno e poi sono ritornati. Nacho non ha resistito e ha chiesto:
— Maestro, quale lavoro spirituale, dovevamo fare?
Il Maestro l’ha guardato:
— Hai sentito e hai visto!
Nacho pensa: «Ho sentito e ho visto, ma non ho capito nulla.»
Il Maestro ha detto:
— Ho chiamato il Signore per ordinare ai propri dipendenti ad adempiere la volontà di Dio!
Tornati a Sofia, dopo qualche tempo la situazione politica in Bulgaria si è cambiata e dopo un certo tempo ha preso una direzione completamente diversa. Durante l’autunno del 1925 i cerchi dirigenti hanno deciso di sostituire Alexandar Tsankov con una figura più accettabile e non compromessa. Si tratta di Andrey Lyapchev che il 3 gennaio 1926 venne al capo del governo fino al 1932. È cominciato il periodo di una normalizzazione relativa delle passioni politiche.
Il Maestro chiama il Signore! E noi, esseri umani sulla Terra, con le anime peccaminose dovevamo aspettare che la Parola di Dio divida i tempi e gli eventi in Bulgaria.
INCONTRI STRAORDINARI SU MOUSSALLAH
Racconta Tzanka Ekimova
Andavamo per anni con gruppi grandi ed insieme al Maestro al Monte di Moussallah. Viaggiavamo in camion a Chamkoriya e da lì a piedi attraverso Tsarska Bistrica fino al rifugio di Moussallah. Il nostro bagaglio era trasportato con cavalli. La maggior parte non avevano soldi e trasportavano i bagagli e cibo sulla schiena.
Facevamo il primo campo al primo lago vicino al vecchio rifugio, che era di legno. Restavamo un-due giorni e poi andavamo al monte.
In una tale salita ci siamo seduti sulla terrazza vicino al lago interno, che è sotto il Monte Chadar-tepe. Abbiamo fatto un recinto di mugo per proteggerci dal vento. Abbiamo acceso un grande fuoco (c’era mugo) e ci siamo seduti attorno ad esso per riscaldarci. Le teiere per acqua calda bollivano. Ciascuno portava un gotto, lo presentavamo al responsabile delle teiere, ci versavano e noi bevevamo a sazietà, acqua calda. Portavamo zucchero nello zaino.
Ero seduto accanto al Master con mantello gettato sulle spalle. Ho sentito la sua voce:
— Domani andremo al Monte di Moussallah.
Abbiamo cantato intorno al fuoco. È venuto il momento d’addormentarci dalla fatica tutti intorno al fuoco. Era tarda notte. Non ero addormentata. Improvvisamente davanti a me c’erano tre creature così grandi, che io rispetto a loro avevo le dimensioni di una formica. Le creature erano a mantelli fino alla terra con il colore della nebbia e a cappelli con le periferie grandi come di maghi medievali. Mi hanno guardata con occhi profondi e mi hanno detto:
— Domani non andare al monte — ci sarà la nebbia.
Dopo aver detto questo e essersi accertato che avevo memorizzato tutto, hanno scomparso nello spazio con i loro mantelli stesi.
Questo non era un sogno, ma era in realtà. Questa non era una visione, ma era in realtà. Ho cercato di ricordare tutto e di non credere che questo è un sogno. Mi sono addormentata.
La mattina, quando tutti ci siamo svegliati, c’era una nebbia impenetrabile, non potevamo muoverci. I fratelli gi ronzavano intorno al fuoco, abbiamo dovuto accendere il fuoco e con gridi e fischi si orientavano nella densa nebbia per tagliare legna da ardere.
Questa giornata siamo stati con il Maestro intorno al fuoco nella morsa della densa nebbia. Poi sì la medesima si è dissipata e siamo saliti in monte con il Maestro. Lui si rivolse a me e sorrise:
— Ho detto, i tre moschettieri hanno tolto i cappelli, da dove li avevamo lasciati giù al lago.
Ho capito che il Maestro menziona quelli tre esseri che avevo visto — con cappe lunghe e grandi cappelli.
Qui, a Moussallah non c’era la nebbia, era soleggiato e tranquillo. E che vista c’era intorno! Bellezza favolosa e ultraterrena! Spirito e Vita si sono fusi in un unico attraverso la Parola del Maestro.
GLI ESSERI DAI CORPI ETEREI DI MOUSSALLAH
Racconta Tzanka Ekimova
Un’altra volta, dopo un po’ di tempo, siamo andati a Moussallah con un piccolo gruppo di amici con il Maestro. Prima di uscire la mattina al monte, ci siamo fermati al secondo lago vicino a un piccolo rifugio di legno.
Mi sono immerso in contemplazione, e in questo momento la montagna si è animata. Dai grandi massi di pietra si sono messi a uscire in corpi eterei, semitrasparenti, in strani costumi diversi antichi di epoche e culture diverse: egiziani, persiani, siriani, greci antichi, ecc. Con ornamenti solenni e d’oro delle epoche rispettive. Allora ho sentito una voce molto chiara, che mi ha detto: « Questi sono i capi di queste epoche e culture che non hanno risolto correttamente i problemi come dirigenti e questi sassi di pietra sono i loro prigioni.»
E ‘stata un’esperienza incredibile, perché appena prima di partire per Moussallah al sorgere del sole, quando ero dal Maestro (perché dopo ogni arrivo di Gabrovo ho avuto un incontro con lui), Lui mi ha detto: „E arrivato il tempo in cui la montagna vi rivelerà il suo contenuto.“ Allora l’ho ricordato, ma ero stupefatto dal fatto che cià non è connesso alla nostra conversazione. Ho pensato che questo fosse un simbolismo. Ed ecco, ora risulta che questa affermazione del Maestro non era nessun simbolismo, ma una realtà alla quale mi è stato determinato a toccare e incontrare a Rila. Questa è una straordinaria esperienza in un altro mondo, con altri sensi in un’altra realtà.
Il Maestro guardò da Moussallah, al di là della valle di Beli Iskar i boschi coniferi e le cime numerose, e disse:
— Sono pulite e li vivono esseri dipendenti. Loro amano in generale vivere lì, dove non passa il piede umano e dove non li disturbano. Conoscono l’arte di diventare visibili e invisibili, vivono semifisicamente semiastralmente, hanno le loro case qui. L’etere penetra l’aria e la luce, si penetrano l’un l’altro. Quello che penetra, possiede. Il minore vive nel maggiore, il maggiore abbraccia il minore. L’etere ha 4 stati. Pensano che l’etere è uniforme in tutto il mondo, ma non è cosi. I soli sono centri di energie eteriche. La pressione dell’etere forma i soli. Dove c’è il sole, la pressione dell’etere è maggiore. Quando l’etere preme, si formano i sistemi solari nello spazio infinito. Quindi, la pressione dell’etere non è la stessa ovunque.
Il Maestro guardò di nuovo le cime sparse dietro la valle di Beli Iskar, e disse:
— Immaginate che queste creature vivono in un luogo che non è affatto attraente per la gente. A quanto pare rocce nude, e loro lo fanno non attraente, e la gente non vuole vivere lì.
Noi con i nostri occhi umani vediamo solo le forme, ma quando gli occhi si aprono al mondo spirituale, vedremo la vita reale sulla Terra.
AUTO SENZA BUGIA
Racconta Boris Nikolov
E ‘stato nel 1942, quando si viveva tra gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Il Maestro chiamò suo fratello Boyan Boev e gli dice:
— Possiamo organizzare un viaggio a Moussallah con un gruppo non molto grande?
Il fratello Boyan aspettava solo questo.
— Si può, Maestro, come non si può!
Fratello Boyan corre a me:
— Il Maestro vuole che andiamo a Moussallah!
Ci siamo seduti a pensare. Non avevamo difficoltà di cibo, anche se sono stati poi anni di guerra con tagliandi. I prodotti sono distribuiti contro tagliando. Il più difficile è stato quello di trovare un’auto per andare a Chamkoriya. Auto c’erano, ma non c’era la benzina, si autorizzava solo con note speciali, e poi nell’ultimo caso.
Sono andato alla ricerca dell’ufficio. L’ho trovato. Davanti allo sportello — coda lunga. Mi metto in fila e aspetto. Ascolto ciò che si parla. Sono disponibili auto solo per i malati. Allo sportello c’è un poliziotto di aspetto meschino e ottuso. Lavora come una macchina. Fa quello che gli è ordinato. Mi avvicino allo sportello e penso. Cerco assiduamente gli argomenti, ma vedo che non danno l’auto per nessun’altra ragione, tranne per i malati. Cerco di fare un compromesso anche io in me stessa. Forzo la mia posizione. Mi dico: «Fratello Boyan non sta bene con i piedi. Voglio l’auto per lui.» Qualcosa in me non ne è d’accordo, ma mi sono trovato già di fronte allo sportello e automaticamente dico“ Auto per un malato a Chamkoriya.» Ho ricevuto una nota, ma la poca gioia da essa in me si è spenta.
Parto per La Levata del sole. Il Fratello Boyan era seduto nella stessa posizione e mi aspettava. Ho messo la nota sul tavolo di fronte a lui, ma non gli ho detto come l’ho presa. Boyan è corso subito dal Maestro e ha bussato alla porta. La porta si apre e si sporge il Maestro. Boyan gli passa la nota con entusiasmo e gli dice:
— Maestro, abbiamo preso l’auto per Chamkoriya!
E il Maestro è severo, silenzioso, non lo fa entrare in camera e lo tiene fuori e improvvisamente taglia:
— Io in una macchina, presa con bugia, non salgo.
Boyan è rimasto come scottato. E tornato a casa sua, camminando a pena, il fuoco in lui è stato spento. E venuto a me, si è seduto al tavolo e ha detto:
— Il Maestro non vuole salire in un’auto ottenuto con la bugia.
Ora qualche cosa mi ha scottato. Ho preso la nota e ho corso in città. Sono andato all’ufficio, sono salito dal capo, ho bussato alla sua porta, ho aperto e sono entrato.
IL MAESTRO DICE ADDIO A MOUSSALLAH
Racconta Boris Nikolov
Sulla scrivania è un giovane con l’uniforme d’ufficiale, con un viso luminoso e simpatico. Gli ho detto:
— Il signor Danov con alcuni dei suoi studenti vuole andare a Moussallah. Abbiamo bisogno di una macchina per Chamkoriya.
Il giovane mi ha guardato, ha preso un foglietto dalla sua scrivania e ha scritto: «Si». Ha firmato, mi ha consegnato il foglio, e senza nessuna domanda, e nessuna parola. Sono sceso giù, mi sono messo di nuovo in fila, ho aspettato il mio, ho dato la nota al poliziotto e ho preso la seconda nota, ora senza mentire.
Ora sto volando in su verso La Levata del sole. Chi dice che l’uomo non ha le ali? Ci sono. Dipende quale forza lo mette in movimento.
Fratello Boyan è seduto nello stesso posto disperato. Metto la nota davanti a lui:
— Ecco la nota senza bugia.
Ora lui corre dal Maestro:
— Maestro, abbiamo una nota per la benzina senza bugia.
Il Maestro sorride e dice:
— Bene! Possiamo andare il Venerdi?
Questo è stata l’ultima escursione con il Maestro a Moussallah. Per tutto il tempo, era triste, silenzioso, chiuso. Si stancava, riposava frequentemente. Portavo il suo zaino. Camminava difficilmente. Respirava pesantemente, si fermava e diceva: «Un minuto di riposo.» Appoggiato al suo bastone, chiudeva gli occhi, si sedeva. Poi guardava le grandi rocce. Nel luogo vicino alla grande roccia, per lungo tempo ha guardato il torrente, le onde chiare cantanti. Sembrava che l’aria non gli bastava. E quale forza c’era nell’aria, che profumo c’era! Noi lo sentivamo, perché eravamo giovani. Il Maestro diceva ciao ai suoi posti preferiti, ma noi non lo supponevamo ancora. Che bella vita che abbiamo trascorso con lui qui in questi luoghi!
Ci siamo fermati al rifugio. Di notte, come è nostra abitudine, verso le 1 — 2, siamo partiti per il Monte di Moussallah. Ed l’osservatore cui è Mancho, l’osservatore. Era molto gentile e affettuoso con il Maestro e ci accoglieva molto bene. Ci invitava dentro, ci offriva tè e era simpatizzante della Fratellanza e del Maestro.
Il Maestro impostava sempre un’idea alla salita del Monte di Moussallah. Non mi lasciava la sensazione che il Maestro diceva ciao al monte di Moussallah. Era sfinito e si riposava di più. Abbiamo trascorso tre giorni al rifugio, e ogni mattina siamo stati al monte di Moussallah per La Levata del sole.
Ora il Maestro diceva ciao a Moussallah.
E mi ricordo che nel 1922, quando il Maestro ha aperto la Scuola, e al consiglio di Tarnovo ha cantato e dato la canzone «Fir-Fur-Fen». La medesima è diventata la marcia di battaglia della Fratellanza Bianca e con essa sono sparse tutte le forze nemiche.
Oggi questa canzone vi serve! Ricordate, è la marcia di battaglia della Fratellanza Bianca!
L’ORGOGLIO PRECEDE IL CROLLO
Racconta Boris Nikolov
Il Maestro andava a Moussallah quasi ogni anno. Al tornare dai sette laghi da vacanza alla fine di agosto a Sofia, il Maestro usciva di nuovo nel mese di settembre a Moussallah per un paio di giorni. Prendeva un piccolo gruppo, perché per un grande gruppo occorreva un’organizzazione molto grande e tanto bagaglio. E noi, cinque o sei fratelli andavamo con lui. Lui preferiva dei fratelli, per essere più flessibile il gruppo e non portare carico inutile. I fratelli portavano a dosso tutto, ma le sorelle non potevano portare zaini pesanti.
Poso raccontare un caso interessante. Era nel 1942. Fino allora, uscivamo ogni anno con il Maestro. Questa era la sua regola. Quest’anno il Maestro è stato molto stanco e molto esausto e si muoveva molto difficilmente. Siamo arrivati al rifugio, abbiamo affittato una camera e ci siamo accomodati. Eravamo cinque o sei fratelli, e giù nella sala d’attesa c’erano due o tre turisti che avevano lasciato suonare una radio, collegata ad una batteria. La radio trasmetteva celebrazioni in Germania all’occasione delle vittorie di Hitler. Ma tali celebrazioni, pompose, con esclamazioni di migliaia di persone con «Heil!» Comunicavano chi entrava, chi si alzava, chi si sedeva — da celebri, più celebri. Celebrazioni di propaganda davanti tutto il mondo. Quindi, vittoria dopo vittoria. I tedeschi sono stanchi dalle vittorie.
Il Maestro sta sopra, non scende giù per ascoltare la radio. E il fratello Boyan Boev ascolta la radio. Sapeva il tedesco, aveva studiato lì. E venuto dal Maestro nella sua camera di sopra e gli riferisce che le celebrazioni vengono trasmesse alla radio, quello che Hitler e Goebbels parlano del potere e della forza tedesca, e dei loro eserciti invincibili. Il Maestro seduto accigliato, ascolta ciò che dice il fratello Boyan e quando ha finito di parlare, il Maestro ha alzato la testa e ha detto solo una frase:
— L’orgoglio precede il crollo!
Il Fratello Boyan è rimasto perplesso. Dopo tante vittorie e celebrazioni, dopo tutto, il Maestro ha detto solo questa frase. E da allora tutto è andato a rovescio per i tedeschi. Noi sappiamo e siamo testimoni come è finito tutto questo. Crollo e sconfitta della Germania nel 1945.
Ecco la legge: «L’orgoglio precede la distruzione (crollo) e la superbia preceduto il crollo.» (Proverbi di Salomon, volume 16, verso 18.)
E noi, che eravamo introno al Maestro, eravamo testimoni come lui guidava il destino del mondo e definiva la via dei popoli!
LA VISITA STRAORDINARIA NEL RIFUGIO «MOUSSALLAH»
Racconta Galilei Velichkov
Ero nella camera con più letti, di cui uno, vicino alla finestra, che si affaccia al monte, era per il Maestro. Già all’arrivo in camera, lui era insolitamente silenzioso. E in altri casi, le conversazioni con lui continuavano fino a mezzanotte. Allora, il fratello Boev pronunciava perle di saggezza e misticismo. Ma questa sera anche noi eravamo silenziosi e attenti. Ognuno si è preparato per l’ora di mezzanotte concordata. Il sonno ci ha presi, e, talvolta, abbandonava le nostre palpebre. Tuttavia, lo sguardo degli svegli ha percepito l’ansia del Maestro. Lui accendeva spesso la torcia elettrica per verificare lo stato di avanzamento delle frecce dell’orologio. La notte fuori era silenziosa e tranquilla. Ma poi, verso l’una, ha acceso la torcia e ha chiesto a bassa voce Nedelcho, che era sveglio accanto a lui: «Che ore sono? Prima era 12 e ora sono le 12 di nuovo!»
Nedelcho ha controllato il suo orologio e gli ha sussurrato: «E l’una, il vostro orologio si è fermato.»
Rassicurato dalla risposta, Nedelcho si è riaddormentato, e il Maestro si è alzato e ha guardato la notte stellata, ha fatto un gesto di saluto e ha parlato a bassa voce in una lingua sconosciuta.
Ho sentito frasi separate a combinazione interessante di suoni vocali e consonanti — per me incomprensibili, ma forse comprensibile per colui con qui il Maestro parlava.
Come Toma Incredulo dell’epoca di Gesù, ho guardato nella stanza per la presenza di qualcuno, ma non c’era nessuno. Tutti dormivano, e la conversazione è durata non più di 15-20 minuti, dopo di che ho solo la mano alzata in segno di saluto era la prova innegabile che „l’incontro“ è finito.
Poi il Maestro ha preso la coperta e si è coperto per riposarsi. Scena indimenticabile e memorabile della comunicazione del Master con creature invisibili!
Non molto tempo dopo, verso le ore 2:00, la torcia si è riaccesa e Nedelcho è stato chiesto di nuovo dell’ora: «Il mio è ancora a 12 ore.» Nedelcho in sogno, ha detto: „Si è fermato, perché non l’ha caricato!» Il Maestro non rispose più, guardò fuori dalla finestra e si sdraio di nuovo sul letto.
Verso le ore 3:00 la luce della sua torcia si è messa di nuovo a ballare per tutta la stanza, ha illuminato separatamente gli amici che si erano già risvegliati, e lui ha detto loro a bassa voce: «Saremo pronti dopo un po’? E tu, Nedelcho, sveglia gli amici nelle altre stanze e dica loro che partiamo alle 3.30 per il monte!»
Rapidamente, in silenzio, senza inutili chiacchiere, gli amici, sono usciti dal rifugio e si sono messi a salire silenziosamente il sentiero al monte. La processione notturna mistica di luci giocanti delle torce elettriche assomigliava piuttosto una visione che una realtà. Da tempo in tempo, il silenzio fu rotto da un sasso rotolato, spinto da un passo instabile. Visione di tempo dei Bogomil!
Al monte ci aspettava lo Spirito di Moussallah e La Levata del Sole. E allora ci siamo convinti che la Fonte della Vita è anche straordinaria e irresistibile.




